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Conosciamo uno dei tre NBA: Andrea Bargnani! 16/11/2008 02:14 Anche se ad Alassio facciamo Ccentro minibasket e prossimamente basket giovanile è utile far conoscere i campioni italiani. Ecco il primo che dopo anni è sbarcato nell'NBA: Andrea Bargnani (Roma, 26 ottobre 1985) è un cestista italiano. Alto 2,13 m per 119 kg di peso, gioca nel ruolo di ala grande, ma è in grado di ricoprire anche il ruolo di centro. È soprannominato il Mago. Attualmente gioca nella NBA con i Toronto Raptors, che lo hanno selezionato come prima scelta assoluta nel Draft NBA 2006. Andiamo a inserire una delle sue ultime interviste dove parla anche di nazionale: "Il prossimo anno saremo completi, ci saremo anche noi". Andrea Bargnani, uno dei tre "americani" (con Belinelli e Gallinari) assenti dalle qualificazioni agli Europei, garantisce ai microfoni di Sky Sport 24 che nel 2009 ci sarà anche lui a dar man forte alla Nazionale. Insieme a Belinelli e Gallinari, il centro dei Toronto Raptors è uno dei grandi rimpianti azzurri: senza le nuove leve, l'Italia ha perso quattro delle sei gare di qualificazione a Euro 2009 (in programma in Polonia dal 7 al 20 settembre, ndr) e sabato in Finlandia cercherà di mantenere viva la tenue speranza di accedere alla massima rassegna Continentale. "Ma saremmo stati in difficoltà comunque - spiega Bargnani - perché veniamo da un pessimo Europeo. Ora bisogna lavorare e allenarsi, il prossimo anno ci saremo anche noi. È stato brutto vedere le prime partite in tv ma quest'anno ho dovuto lavorare per conto mio. I Raptors hanno insistito molto, è un anno importante per me e dovevo fare come mi chiedevano". NBA - Sulla sua esperienza nell'Nba, Bargnani è consapevole che quanto fatto l'anno scorso non basta: "Sono riuscito a mantenere gli stessi numeri della prima stagione, ma devo fare meglio, ci si aspetta molto di più da me. A Toronto sto bene - conclude -, il mio obiettivo è rimanere il più a lungo possibile ed entrare nel cuore dei tifosi".E questa è la prima intervista del 2008 che riguarda la stagione scorsa: Andrea Bargnani, inizia un nuovo anno. Cosa si aspetta e cosa si augura dal 2008? "No, no! Va tutto benissimo". - L'ha un po’ confusa il fatto di avere iniziato la stagione da titolare e subito dopo si è deciso di utilizzarla di nuovo come cambio? "Ovviamente un giocatore è più contento se parte in quintetto, però anche entrare dalla panchina va bene. Pure l’anno scorso sono partito dalla panchina. Come ho detto a novembre ho giocato bene, dicembre è stato un brutto mese, tutto qua". - Più per problemi fisici o mentali? "Fisici o mentali, sinceramente non è che mi interessi più di tanto. Ho solo giocato male". - È d’accordo con l’opinione di Maurizio Gherardini che ha pagato un po’ la off season piena di impegni? "Può essere, se lo dice Maurizio, può essere anche quello, comunque non mi interessa. Un mese capita, va benissimo". - Ha dichiarato che il coach e il presidente Colangelo hanno totale fiducia in lei. Anche Gherardini. "Certo!". - Invece quanto è importante avere il calore e il sostegno dei tifosi? "I tifosi mi hanno sempre sostenuto, poi se uno gioca male quattro partite di fila loro hanno tutto il diritto di fare quello che vogliono. Comunque i tifosi di Toronto mi hanno sempre sostenuto". - È una persona paziente? "No, poco". - Pensa di essersi lasciato alle spalle il periodo peggiore di questa stagione? "Non si può mai dire, magari dicembre è il mese migliore alla fine della stagione". - Quando entra in campo, trova difficile concentrarsi sulle cose su cui sta lavorando in palestra, senza perdere qualcosa negli aspetti del gioco che le vengono naturali, ad esempio il tiro? "Sicuramente è difficile concentrarsi sulle cose che devi migliorare. È ovvio che migliorare è difficile, ma è giusto che gli allenatori mi stiano addosso. Sono la scelta numero uno, è ovvio che tutti si aspettino tanto da me, questo va benissimo". - Nel mondo Nba sono fissati con le statistiche. Le controlla alla fine di ogni partita? "Le guardo solo quando perdiamo. Quando vinciamo non le guardo mai". - Pensa che quest’anno gli avversari la marchino diversamente, con più attenzione? "No, uguale. L’anno scorso non è che non mi conoscessero, ho giocato 82 partite". - Lo trova il tempo per l’allenamento individuale con un calendario così fitto? "Dipende. Quando stiamo dieci giorni a casa come a gennaio sì. Se stiamo dieci giorni a Ovest no". - Ultimamente ha dovuto marcare grandi nomi come Tim Duncan e Yao Ming. Dà più stimoli affrontare giocatori del genere? La prende come una sfida personale? "È bello giocare contro i giocatori più forti del mondo come Duncan e Yao Ming. È divertente!". - Ma lei si diverte ancora? "Certo! Ci mancherebbe. Se non mi diverto più, smetto. Ho 22 anni...". - Il quintetto ideale dei giocatori in attività? "Nash, Bryant, McGrady, Duncan e Yao Ming". - È ottimista sulla direzione che stanno prendendo i Raptors per il resto della stagione? "Sicuramente questa è stata la parte più difficile dell’anno dal punto di vista del calendario. Anche se adesso abbiamo alcune partite difficili in casa, sono comunque in casa". - Perché alcuni dicono che uno dei difetti di Toronto è che sia una squadra un po’ molle? "Non lo so, sinceramente non mi interessa. Il nostro record è 17-15. Meglio avere un record sopra il 500 ed essere considerati soft che aver vinto solo tre partite". - Chi vede nella finale della Eastern Conference? "Detroit-Boston". - E i Raptors? "Beh, non posso portarmi sfortuna così". - Chi andrà alle Nba Finals? "Detroit e poi dico sempre San Antonio". |